
Da Limerick 2001 a Caorle 2007 il passo è meno lungo di quanto possa sembrare se ti chiami Nicoletta Caselin, e la maglia azzurra ti genera sempre lo stesso tipo di orgoglio. “Sensazioni differenti, ovviamente, ma io sono la stessa e anche se vivo la Nazionale in maniera diversa identico è il mio modo di interpretarla. Con rispetto
e devozione”. Al raduno di Caorle Nicoletta, argento al Campionato Europeo di Brno, 148 presenze in Nazionale e 1151 punti realizzati, rientra quasi in punta di piedi in Nazionale: è assistente allenatore di Stella Campobasso e Valeria Giovati al raduno delle migliori Under 15 del Centro-Nord: vederle addosso una maglia dell’Italia fa sempre una certa impressione: “Il mio ritiro dall’attività è ufficiale, ora voglio mettermi alla prova e capire se da allenatrice sono in grado di trasmettere qualcosa: è una cosa che vorrei fare e che mi piace ma non è detto che ci riesca”.
Tre donne sulla panchina di una Nazionale femminile, pure se giovanile, rappresentano una novità assoluta per un movimento che ha spesso allontanato le sue migliori interpreti. “Bisogna essere realisti, quando si smette di giocare spesso si deve voltare pagina e costruirsi un’altra vita, non sempre compatibile con la pallacanestro. In alcuni casi poi c’è una sorta di rifiuto, figlia anche della poca riconoscenza di cui hanno goduto molte giocatrici.
Io ho la fortuna di vivere e allenare in nell’isola felice che è Schio, dove mi è stata data la possibilità di allenare e in certi casi anche di sperimentare. Gente come Gardellin, come Schiesaro, giocatrici di quella generazione che ha scritto le pagine più belle della nostra pallacanestro partendo da una base umile e tutt’altro che professionale, per questo rappresentano un patrimonio che sarebbe importante non disperdere. Loro sì che vivevano il basket dal profondo”.
Caselin è anche assistente allenatore del Progetto Azzurrina nel Veneto, l’ambizione è di continuare a migliorare in panchina a contatto con le giovani. A cui Nicoletta vuole trasmettere qualcosa, prima ancora che insegnare. “Devo uscire dalla giocatrice che ero quando alleno perché le cose che erano giuste per me non è detto che
lo siano per una 15enne del 2008: vedo tanta voglia di allenarsi, attenzione, etica del lavoro, molte di queste ragazze sono consapevoli del proprio talento e lo vogliono sfruttare”.
Controindicazioni? “Le troppe persone che le circondano, spesso i genitori ma anche i dirigenti dei club impediscono a una ragazza di 15 anni di vivere il basket con la dovuta leggerezza e mettono un granello di sabbia nel meccanismo della loro crescita naturale. Mi sono ritrovata in Serie A e poi in Nazionale assecondando la mia passione per la pallacanestro, non certo per la pressione delle persone che mi erano attorno”. In Nazionale, Caselin ora ci è anche tornata, nell’Under 15. La speranza è di rivederla ancora con addosso una maglia con scritto Italia.