
Calcio italiano sempre più in crisi. Squadre sull’orlo del baratro, incassi insufficienti e un tetto degli stipendi ai calciatori che fa del male al sistema. Cosa fare per ridare valore al calcio di A, B e C? Per iniziare si dovrebbe trovare il modo di ridurre sensibilmente il numero di squadre professionistiche. Ma come fare affinché ciò possa accadere? Che riforme adottare? Oggi vi sono 134 società professionistiche e molti di esse versano in un precario stato economico. Nel calcio di oggi manca il dovere etico dei vertici federali di tutelare al massimo i tifosi e tutti coloro i quali credono ancora nel sistema calcio. Attuare una riforma dei campionati professionistici starebbe a significare toccare interessi (non del tutto leciti),e vedere saltare dalle rispettive poltrone personaggi di un certo calibro (in Italia il tutto rappresenta un suicidio per tutti coloro i quali adottano provvedimenti contro queste “persone”). L’imput affinché il sistema calcio possa ripartire su basi solide dovrebbe, dunque, darlo il Governo. In serie A si dovrebbe ritornare immediatamente a una composizione a 16 squadre rispetto alle 20 attuali. Questo starebbe a significare minore numero di partite e salvaguardia dei giocatori dal rischio infortuni (ne gioverebbe anche la Nazionale Italiana). Se la serie A piange, la serie B certamente non ride, anzi.. Gravissimi problemi finanziari, mancanza di visibilità, un numero di squadre (22) veramente spropositato e l’esigenza di garantire stabilità. Il tutto, a breve, porterà alla sicura scomparsa di tante società (F.C Messina su tutte). Soluzione? Si potrebbe optare per due gironi da 18 squadre ripescando molti club (secondo parametri stabiliti) che si trovano in terza serie. Facendo della B il serbatoio della serie A. Il modo? Rose ridotte, under 21 in organico e rilancio del settore giovanile. Incentivi? Rispettando tutti i parametri si potrebbe avere la possibilità di accesso a competizioni europee o a bonus economici da usare per la stagione successiva. E la terza serie emarginata rispetto al calcio che conta che fine farà? 90 squadre in 5 gironi sono veramente un’assurdità. Il più velocemente possibile si dovrebbe tornare alla vecchia formula a due gironi a 18 squadre. Avere in organico almeno 7/8 under 21, sviluppare e potenziare i vivai e dare maggiore visibilità al campionato. Come dare visibilità? Sicuramente l’inizio dei match (ore 14:30-15:00) non giova alla causa (perché non fare iniziare i match alle 18:00?), anzi il più delle volte è la mazzata finale sulla testa di molte società. Incassi pochi e visibilità pari a zero (se non fosse per qualche piccola TV locale non si saprebbe nulla della serie C). Triste vedere campi desolatamente vuoti (Barcellona Pozzo di Gotto è l’esempio lampante di società sana, ma senza nessun introito proveniente da incassi domenicali). La nuova riforma dovrebbe portare a ridurre da 132 a 88 il numero delle squadre. Le squadre che non rispettano determinati canoni partirebbero dalle categorie dilettantistiche. Seria A di 16 squadre. Serie B con due gironi di 18 squadre ciascuno. Serie C con due gironi da 18 squadre e con orario d’inizio fissato alle 18:00. Il potere forte porterà a questa riforma salva società? Farà ancora una volta il gioco al massacro? Sicuramente da qui al 30 Giugno moltissime società spariranno dalla scena calcistica nazionale (F.C Messina, Spezia, Scafatese, Igea Virtus, Vibonese su tutte) nell'indifferenza generale dei poteri forti.